mercoledì 15 gennaio 2014

Vignette di Vela


Scrittore, ma soprattutto disegnatore e  skipper, Davide Besana ha venduto decine di migliaia di libri e pubblica su ogni testata di Vela ed anche su molte generaliste.
Sul suo Sito  potete trovare cose interessanti, come sfondi per il Desktop, vignette, libri ed anche delle simpaticissime T-shirt che potrebbero rivelarsi una buona idea regalo per qualche appassionato velista.

Tra l'altro è anche uno skipper di discreto valore, visto che alla Giraglia Rolex Cup ha fatto primo e secondo nella lunga del 2010 e 2011 e ha vinto le combinate di entrambe le edizioni, a bordo di quella che egli stesso definisce una “cassapanca” (Midva, un Three Quarter Ton di 10,61 metri del 1982 progettato da Ron Holland e costruito da Petronio e Pecarich in legno lamellare).



Ci ha scritto anche un libro: intitolato “Come si vince la Giraglia”: un manuale dal quale carpire utili consigli sulla preparazione della barca e dell’equipaggio validi per ogni regata d’altura (carena, vele, sicurezza, turni, cambusa e molto altro) ma che, soprattutto, trasuda di emozioni. Scrive Besana, ricordando le fasi finali della lunga vinta nel 2010: “Ultime miglia lungocosta con quella terribile paura che ti prende quando sai che puoi sbagliare e buttare via mesi o anni di preparazione e siamo sull’arrivo, con tre quarti dell’equipaggio schiacciati sui paglioli per aiutare Midva a passare l’onda. Pum. Cannone. Mulas (Sandro, il tattico, ndr) sviene. Io respiro piano per calmarmi dalla tensione. Ce l’abbiamo fatta”.




Buon Vento.

lunedì 13 gennaio 2014

Il giro del mondo a vela ad impatto zero



Partirà il 19 ottobre 2014 per circumnavigare il mondo in solitaria, senza assistenza, scali e carburanti, in completa autosufficienza energetica e alimentare, con partenza ed arrivo a Roma.
Si tratta del progetto “Roma Ocean World 2009/2014” con cui il velista romano Matteo Miceli  intende sensibilizzare gli amanti del mare verso uno stile di vita eco-friendly.

Il giro del mondo sarà solo la fase conclusiva di un lungo lavoro di ricerca che è durato 4 anni in cui è stata costruita una barca in base ad alcune ipotesi e parametri progettuali avanzati. 



Si trattava di realizzare una barca ad alte prestazioni, ecologicamente ed ambientalmente sostenibile e, non ultimo, commercialmente evoluta in grado di compiere l’intero percorso facendo leva sui soli elementi naturali (il mare, il sole e il vento) determinando quindi un impatto zero. 
Si è trattato di un lavoro molto lungo e difficile che  rappresenta un primo passo verso un possibile sviluppo etico ed estetico del prodotto nautico che, attraverso il progetto Roma Ocean World 2009/2014, dimostrerà la reale fruibilità di tecnologie, lavorazioni, progettazioni integrate, energie e sistemi propulsivi innovativi.

L’iniziativa vuole dimostrare come sia possibile navigare intorno al mondo senza approvvigionamenti, contando sulla completa autonomia energetica, idrica e alimentare. Grazie alla collaborazione con la Facoltà di Agraria dell’Università di Napoli, EsteEco sarà provvisto di un orto biologico e ospiterà due galline che, insieme alla pesca, saranno le uniche fonti di nutrizione per il coraggioso skipper...



Se ne vuoi sapere di più scarica la presentazione del progetto.

Buon Vento.

venerdì 10 gennaio 2014

Fenomeno Microcruising


Lo chiamano “fenomeno microcruising” l'avventura di affrontare l’oceano con piccolissime barche , spesso autocostruite, che al massimo raggiungono i 18 piedi, ma che molto più spesso non superano i 10. 
Tanto per intenderci, Alessandro Di Benedetto, che ha circumnavigato in solitario il globo nostop su un Mini 6.50 è già un fuori quota.



Si tratta di scafi, a bordo dei quali a malapena ci si può sdraiare.  Ma che sono “Barche assolutamente sicure, sono come palline da ping-pong nel mare, non si rompono mai”, afferma Sven Yrvind (un simpatico marinaio 73enne) che dei “microsolitari” è il veterano, non solo per l'età, ma anche perché fu il primo, nel lontano 1980, a passare Capo Horn su Bris II, un 5,90 metri da lui costruito. Una sfida che gli valse una medaglia del Royal Cruising Club; un riconoscimento che nella storia della vela ha ricevuto gente come Robin Knox-Johnston.

Sven è un navigatore dalla grande esperienza, recentemente ha attraversato l’Atlantico su Yrvind 1/2 un barchino autocostruito di 4.80 metri perfettamente equipaggiato alla bisogna.



"L’oceano è più sicuro con una barca di 3 metri"


Afferma ancora Sven che si prepara a circumnavigare il globo da solo e senza scalo con Yrvind 10, uno scafo autocostruito lungo tre metri e largo 1,90, con 2 alberi affiancati ed una chiglia retrattile che assomiglia di più a una capsula di sopravvivenza che ad una barca a vela.


Tutto è stato pensato in funzione dell’autosufficienza. Le due vele, con alberi affiancati, si issano e si ammainano come una tenda a rullo e i boma funzionano anche come grondaie per raccogliere acqua piovana. Mentre la deriva sollevabile, invece di essere posizionata, come avviene solitamente, a centro barca, è all’estrema prua...

Se ti interessa saperne di più continua a leggere qui.
Buon Vento.

martedì 7 gennaio 2014

Bella storia a lieto fine


Un marinaio mentre attraversa in solitario l' Atlantico, a 300 miglia dall'arrivo,  deve abbandonare la sua barca. Lo salva un' altra barca, arriva a terra e comincia a cercare la sua barca, piccolo guscio indifeso, in balia di onde, correnti e scogli. Il giorno di Natale la ritrova, un po’ ammaccata, ma sana e salva, sul reef dell’isola caraibica di Barbuda. 

No, non è la trama di un film o di un bestseller di Bjorn Larrson. 
E’ la storia vera di Federico Fornaro, skipper romano iscritto alla regata Mini Transat 2013, rientrato da pochi giorni in Italia dopo aver vissuto un’ incredibile avventura nell’avventura.

Mentre partecipava alla Mini Transat 2013, ha visto il suo sogno infrangersi a 300 miglia dalla Guadalupa. Un avaria ad entrambi i timoni lo ha costretto, una volta constatato il serio pericolo per la sua incolumità, ad abbandonare il suo Mini 6.50 Jolie Rouge per imbarcarsi a bordo dell’Imaginaire, uno dei sei mezzi appoggio che seguiva passo dopo passo lo svolgimento della regata.

Al momento di abbandonare la barca, però ha avuto la freddezza di lasciare la balise satellitare in funzione, questa ha continuato a emettere un segnale gps e così ogni giorno ha potuto ricevere le coordinate della barca alla deriva. 

E' cominciata allora una vera caccia al tesoro, la barca spinta da venti di Est-Sud-Est avanzava alla velocità di un nodo con una rotta che portava sopra le Antille,  nel frattempo cresceva la speranza di ritrovare Jolie Rouge e salvarla dal destino crudele di trovare il riposo eterno in fondo all’oceano o fra le grinfie di scogli appuntiti



Alla fine l'ha ritrovata il giorno di Natale sulla barriera corallina di Barbuda, ai Caraibi...

Se ti interessa e vuoi sapere maggiori dettagli li trovi qui e qui

Buon Vento.

giovedì 2 gennaio 2014

Conosco delle barche...


CONOSCO DELLE BARCHE di Jacques Brel

Conosco delle barche 
che restano nel porto per paura
che le correnti le trascinino via con troppa violenza.

Conosco delle barche che arrugginiscono in porto
per non aver mai rischiato una vela fuori.

Conosco delle barche che si dimenticano di partire
hanno paura del mare a furia di invecchiare
e le onde non le hanno mai portate altrove,
il loro viaggio è finito ancora prima di iniziare.

Conosco delle barche talmente incatenate
che hanno disimparato come liberarsi.

Conosco delle barche che restano ad ondeggiare
per essere veramente sicure di non capovolgersi.

Conosco delle barche che vanno in gruppo
ad affrontare il vento forte al di là della paura.

Conosco delle barche che si graffiano un po'
sulle rotte dell'oceano ove le porta il loro gioco.

Conosco delle barche
che non hanno mai smesso di uscire una volta ancora,
ogni giorno della loro vita
e che non hanno paura a volte di lanciarsi
fianco a fianco in avanti a rischio di affondare.

Conosco delle barche
che tornano in porto lacerate dappertutto,
ma più coraggiose e più forti.

Conosco delle barche straboccanti di sole
perché hanno condiviso anni meravigliosi.

Conosco delle barche
che tornano sempre quando hanno navigato.
Fino al loro ultimo giorno,
e sono pronte a spiegare le loro ali di giganti
perché hanno un cuore a misura di oceano...




Buon Vento.