venerdì 19 dicembre 2014

Nostalgia di vela...

La stagione velica a Montalto è finita da qualche tempo, piano piano le barche se ne sono andate, alcune a riposare al rimessaggio invernale, alcune a navigare al lago, alcune a gareggiare nei vari campionati invernali dei dintorni...

A noi già è venuta la nostalgia del fiume Fiora pieno di vele,



già ci mancano  il Winning cat di Guglielmo,


il Piviere 6,14  di Giampaolo, 



il Dehler 25 di Roberto e



il Dufour T7 di Andrea che si sono trasferiti a riposo nei loro rimessaggi invernali.


Ci manca il Comet 26 di Pierluigi che si è trasferito a Porto Santo Stefano dove sta partecipando al 9° Campionato invernale, 


ed anche il Focus 7,30 di Giuseppe che quest'inverno lo passa veleggiando al lago.

Per tutti l'appuntamento è alla prossima stagione.

Buon Vento.

martedì 16 dicembre 2014

5° giornata di regata



Con le 2 due prove di domenica 14  si è conclusa la  1ª Manche del 9° Campionato invernale di Porto Santo Stefano.



Fin dall'inizio, la giornata si è presentata subito come divertente  con un vento iniziale da Est che poi ha girato a Sud Est e poi ad  Est Sud Est.
L' intensità del vento è stata variabile tra i 12 e i 16 nodi con  raffiche ad oltre i 20, per cui, 



l'equipaggio composto da Luca,  Pierluigi, Carlos e Roberto ha armato una mano di terzaroli con cui ha affrontato le boline ed i traversi, togliendola nei tratti al lasco.



Una discreta partenza e qualche posizione recuperata, ci hanno  permesso di concludere al 5° posto  la prima prova.



Nella seconda prova (più lunga, con un doppio bastone),  la partenza non è stata eclatante, e la regata ci ha visto relegati nelle ultime posizioni, ma l'arrivo è stato da brivido con l'ingaggio di Armonia, che abbiamo lentamente raggiunto fino a superare al fotofinish sulla linea di traguardo che ci ha visto precederla di ben ... 2 secondi
Alla fine con i tempi corretti abbiamo guadagnato altre posizioni, piazzandoci all' 8° posto. 



Tirando le somme, alla fine di questa 1ª Manche del 9° Campionato invernale di Porto Santo Stefano. Con 4 prove valide su 7 che ne sono state disputate, con un 5°, un 7°, un 8° ed un 9° posto ottenuti, possiamo dire che il 10° posto in classifica provvisoria, ci va bene, visto lo spirito non particolarmente agonistico con cui abbiamo deciso di affrontare l'impegno data la nostra iniziale mancanza di esperienza.



Fatte le dovute considerazioni su ciò che è stato, adesso passiamo a pensare al futuro (la 2° manche). Direi che vista la classifica, il 9° posto  è sicuramente un traguardo raggiungibile, per cui... Hang Loose, Alba ti ha avvertita, ... dormi preoccupata!!! :-) :-)



video

Buon Vento.

venerdì 12 dicembre 2014

Il manuale per il velista pescatore


Siamo tanti i velisti che in estate, o in qualche traversata fuori stagione, tentiamo di pescare durante le nostre ore di navigazione. Spesso senza successo. A noi è rivolto questo agile manuale, interamente illustrato, con tutte le notizie indispensabili per praticare la pesca da una barca a vela. Suggerimenti su tecniche e attrezzature, che spesso possono fare la differenza, ma sempre con l'attenzione a un approccio sostenibile e rispettoso del mare e delle sue risorse.

Il libro illustra la pesca a traina, la tecnica di gran lunga più diffusa, ma anche le possibilità di pescare all'ancora, o da derive e dal tender, le schede sui pesci insidiabili, sulle esche artificiali e naturali, sulle velocità di traina, sulle canne e i mulinelli, e anche qualche proposta per valorizzare al meglio le catture nella cucina di bordo.

Completano il volume le schede sui pesci più comuni in Mediterraneo, oltre ad accenni alle leggi che regolano la pesca e la navigazione, a cominciare dalle dimensioni minime delle prede principali e altre informazioni necessarie per chi voglia dedicarsi alla pesca da barca a vela con piena conoscenza e rispetto delle norme.

Se lo vuoi acquistare, lo trovi qui.

Buon Vento... e buona... inboccallupo!! ;-) 

martedì 9 dicembre 2014

Proposta fornitura vele e rigging


Riceviamo e pubblichiamo questa offerta di condizioni di miglior favore riservate ai nostri soci per l'acquisto di Vele e rigging WaveDogSails.




Buongiorno,
 
Vi contattiamo per proporVi le nuove possibilità di fornitura di vela e
rigging di WAVEDOGSAILS.
Vi proponiamo vele ed attrezzature a prezzi convenzionati riservati ed
inoltre Vi offriamo anche prodotti non marchiati e personalizzati
qualora sia una delle Vostre esigenze.
 
Per ogni prodotto proponiamo un'offerta lancio scontata ULTERIORMENTE
sui prezzi a seguire:
- per ordini fino a 3.000 euro ULTERIORE 5%
- per ordini superiori a 10.000 ULTERIORE 20%
  
Ci preme informarVi che, dopo la riorganizzazione di quest'anno, abbiamo
ulteriormente migliorato la produzione ed ampliato la garanzia da 2 a 3
anni. Abbiamo standardizzato i prodotti alzandone il livello e
scegliendo dei materiali di punta di indiscussa qualità, ma mantenendo un
prezzo competitivo ed una durata nel tempo notevole. 
 
Abbiamo infatti individuato 3 linee di prodotto:
 
1) linea crociera realizzata in dacron americano di 1a scelta con tagli
orizzontali, rinforzi radiali, cuciture e rinforzi in spectra;
l'accessoristica inox316 wichard e tylaska // tutte le vele di questa
linea sono fornite con sacca, meoli, striscie di forma, segnavento e
numeri velici;
Gennaker e spinnaker di questa linea sono realizzati con
nylon ripstop e tagli triradiali con cucitura pre sigillata.
Ad ogni acquisto viene rilasciato un doppio certificato di garanzia sul 
prodotto e sull'utilizzo.
RANDE A PARTIRE DA 42 EURO al m2
GENOA AVVOLGIBILI A PARTIRE DA 35 EURO al m2
GENNAKER CROCIERA A PARTIRE DA 15 EURO al m2
 
2) linea performance realizzata in dacron (o spectra) prodotti per
utilizzo radiale (di produzione tedesca) di 1a scelta con tagli radiali
e misti, rinforzi radiali, cuciture e rinforzi in spectra;
l'accessoristica inox316 wichard e tylaska // tutte le vele di questa
linea sono fornite con sacca deluxe, meoli in spectra, striscie di
forma, segnavento e numeri velici (personalizzati come grafica);
Gennaker e spinnaker di questa linea sono realizzati con nylon ripstop 
da regata oceanica e tagli triradiali, sono vele sigillate ad ultrasuoni 
e cucite solo sulle linee strutturali.
Ad ogni acquisto viene rilasciato un doppio certificato di garanzia sul 
prodotto e sull'utilizzo
RANDE A PARTIRE DA 49 EURO al m2
GENOA AVVOLGIBILI A PARTIRE DA 39 EURO al m2
GENNAKER PERFORMANCE A PARTIRE DA 17 EURO al m2
 
3) linea performance realizzata in membrana (o laminato multiorientato)
prodotti per utilizzo regatistico (di produzione italiana) di 1a scelta
in pezzo unico, pannellate o a ferzi radiali, rinforzi radiali, cuciture
e rinforzi in spectra l'accessoristica in ergal, carbonio ed acciao 316l
harken wichard e tylaska // tutte le vele di questa linea sono fornite
con sacca da regata zerli, meoli in spectra, striscie di forma,
segnavento e numeri velici (personalizzati come grafica);
Gennaker e spinnaker di questa linea sono realizzati con nylon ripstop 
da regata e tagli triradiali, sono vele sigillate ad ultrasuoni ed incollate a
caldo.
Ad ogni acquisto viene rilasciato un doppio certificato di
garanzia sul prodotto e sull'utilizzo
RANDE MEMBRANA CARBON-KEVLAR A PARTIRE DA 69 EURO al m2
GENOA MEMBRANA CARBON-KEVLAR A PARTIRE DA 59 EURO al m2
GENNAKER REGATA A PARTIRE DA 19 EURO al m2
 
I tempi e le modalità di pagamento vanno concordate a priori e
la consegna viene intesa non prima di dicembre prossimo venturo e non
oltre l'inizio di aprile 2015. Per evitare ogni tipo di ritardo ed
incomprensione le date verranno concordate a priori.
Inoltre per evitare malcontenti pre e post vendita verrà definito ogni
punto che riteniamo incluso, piuttosto che escluso dalla fornitura.
 
 
Vi invitiamo inoltre a visitare le nostre pagine, presenti sui 
principali social networks:
 
TWITTER: http://twitter.com/#!/wavedogsails
FACEBOOK FANPAGE: 
https://www.facebook.com/pages/Wavedogsails/206369296066561
FACEBOOK: https://www.facebook.com/wavedogsails
FLICKER : http://www.flickr.com/photos/wavedogs/sets/
  
INVIATE LE VOSTRE RICHIESTE (SPECIFICANDO DI ESSERE SOCI DEL TAB) AL SEGUENTE INDIRIZZO:
contact@wavedogsails.com


Se ne volete sapere di più eccoVi una interessante presentazione  della WaveDogSails.

AGGIORNAMENTO DEL 10/12/14

Abbiamo ricevuto un ulteriore offerta rivolta ai nostri soci:

Egregi Signori,

con la presente abbiamo il piacere di sottoporre un'offerta scontatissima per Gennaker:

- OFFERTA VALIDA FINO AL 19/12/14


- Gennaker da regata sconto del 50%

- Prezzo a partire da € 16,00/mq.

Per richiedere i Vs. preventivi scriveteci via email all'indirizzo contact@wavedogsails.com, oppure tramite il form sul sito:http://www.wavedogsails.com/it/quotation


Buon Vento.

venerdì 5 dicembre 2014

Una manovra a vela: la CAPPA

Può essere utilissima soprattutto in condizioni di pericolo, e tutti sappiamo cosa significhi mettersi alla cappa, ma siamo sicuri di saper effettuare correttamente la manovra?


LA CAPPA
La cappa si ha quando per la violenza del tempo, nonostante la riduzione di velatura fatta, si giudica pericoloso continuare nella propria rotta perché si teme danni allo scafo, all’alberatura, alle persone.
Stare alla cappa significa sostenere il cattivo tempo, ricevendo il vento poco a proravia del traverso, con velatura ridotta al minimo. In queste condizioni la barca ha pochissima velocità in avanti mentre ha molto scarroccio, anche per effetto del vento e del mare sullo scafo e sull’attrezzatura.
Lo scopo della cappa è di creare tra la barca e le onde un ostacolo che la mette al riparo



Infatti, la barca scarrocciando molto lascia da sopravvento la sua scia (rèmora) che la salvaguarda dai colpi di mare, perché le onde vive si trasformano in mare morto o lungo quando giungono nella remora. La remora ha il suo maggiore effetto protettivo quando rimane al traverso o poco a poppavia del traverso, perciò bisogna fare in modo che il la barca scarrocci nel letto del vento.
Le vele da tenersi nella cappa dipendono dall’intensità del cattivo tempo e delle qualità nautiche della barca (cappa di buon tempo e cappa secca).



In condizioni di maltempo, quando abbiamo già ridotto la velatura, ma le condizioni sono ancora troppo impegnative, non rimane altro da fare che aspettare che le condizioni migliorino, in questo caso diventa necessario mettersi alla cappa.


METTERSI ALLA CAPPA
Quale tipo di cappa adotteremo dipende, dalla situazione:

CAPPA SECCA
  1. Ammainare completamente le vele: la barca si mette di traverso alle onde e al vento. 
  2. Legare la barra del timone sottovento in modo che tenda a spingere la barca all’orza
Le onde spingeranno la barca alla poggia, il timone la farà tendere all’orza e così manterremo una posizione abbastanza confortevole.


CAPPA FILANTE
  1. Da un’andatura di bolina lascare completamente la randa e lasciare che il fiocco prenda “a collo” (cioè che si gonfi da sopravento). 
  2. Legare la barra del timone sottovento
La barca manterrà la posizione. Questo tipo di manovra è anche consigliato per recuperare un naufrago in caso di cattive condizioni di mare. 
La barca avanza poco ma scarroccia notevolmente (il fiocco a collo rimane sempre gonfio, la randa solo a tratti). È quindi indispensabile assicurarsi, prima di mettersi alla cappa, di avere sufficiente acqua sottovento, libera da ostacoli. Scarrocciando nella direzione del vento, ma anche avanzando un poco, l'acqua sopravvento a una barca alla cappa viene come appiattita dallo scafo che le scivola sopra creando così una zona di mare più calmo. Ecco anche perché quest'andatura risulta piuttosto confortevole

Ci si può mettere alla cappa, mure a dritta o a sinistra, in tre modi diversi:
  1. Virando tenendo il fiocco cazzato sulle vecchie mure, quindi a collo, e lascando completamente la randaUna volta terminata la virata, la barca si ritrova quasi ferma con fiocco a collo e randa in bando. È questo il momento per mettere il timone gradualmente e definitivamente all'orza. Un errore frequente quando ci si mette in cappa, specie su una deriva, è quello di mettere bruscamente la barra sottovento prima che l'abbrivo sia esaurito, ritrovandosi così con la prora al vento. 
  2. Orzando dall'andatura di poppa col fiocco a farfalla: senza toccare le scotte, né del fiocco né della randa, si orza progressivamente e, rimanendo sempre con la barra sottovento, ci si trova in cappa. 
  3. Passando il fiocco a collo senza virare: solo con venti leggeri e con un'andatura stretta, lasciando entrambe le vele per rallentare la barca, si può passare il fiocco sopravvento, a collo. Una volta spento l'abbrivo mettere il timone all'orza e tenercelo. 
ABBANDONARE LA CAPPA
Esistono 2 modi per abbandonare la cappa:
  1. Mollare il fiocco a collo, riportare la barra al centro e cazzare gradualmente nell'ordine, fiocco e randa. 
  2. Puggiare fino a quando ci si ritrova in poppa col fiocco a farfalla.
    Si può continuare la puggiata e quindi strambare, o orzare passando il fiocco sull'altro lato. 
MANOVRARE LA CAPPA
È possibile, entro certi limiti, cambiare la direzione di una barca alla cappa, intervenendo sulla randa, sul timone e sulla deriva. 
Se ad esempio si vuole aumentare la velocità di avanzamento e diminuire lo scarroccio, passando così da una cappa fissa a una cappa che si dice filante, si può: 
  1. tenere sempre il fiocco a collo
  2. cazzare più o meno la randa a seconda della velocità e della direzione che si vuole avere; 
  3. portare la barra più o meno al centro (attenzione però a non oltrepassarlo, si rischia di far gonfiare il fiocco a farfalla). 
Si può anche regolare lo scarroccio con la deriva: se vogliamo ancora una cappa filante è bene tenerla completamente immersa (nella cappa fissa, per diminuire lo sbandamento e aumentare quindi il comfort, è bene sollevarla di circa un terzo). 
Se invece si vuole diminuire la velocità e aumentare lo scarroccio al massimo, si deve:
  1. alzare tutta la deriva 
  2. tenendo la randa completamente lascata
  3. la barra tutta all'orza
Intervenendo su una, su due o su tutte e tre le variabili (randa, timone e deriva), la cappa permette quindi una certa manovrabilità con andature, rispetto al vento dal lasco alla bolina molto larga. Non tutte le barche tengono la cappa allo stesso modo. È necessario quindi cercare, per tentativi, il giusto equilibrio, intervenendo sulle variabili in gioco. 
Trovato questo, come abbiamo già detto, non è più necessario occuparsi del governo della barca. La barra può essere tenuta nella posizione voluta con un piede, un ginocchio, o essere fissata con una cimetta, lasciando così l'equipaggio disoccupato, ma pronto in qualsiasi momento a tornare velocemente alla normale navigazione.




L'ANCORA GALLEGGIANTE
La maggior parte dei velisti e dei marinai in genere non la considerano uno strumento utile da riporre nelle dotazioni di sicurezza, alcuni non sanno neanche cosa sia ed a cosa serva, forse perché non hanno mai affrontato un mare in tempesta con venti sopra ai 50 nodi ed onde alte più di dieci metri, ma chi le burrasche le ha viste davvero sa bene quanto sia utile. 
Stiamo parlando della “ancora galleggiante” e delle “spere”. 
Il numero dei metodi per superare il mare in tempesta è aumentato da quando si possono reperire sul mercato questi tipi di generatori di resistenza idrodinamica cioè attrezzi che calati da prua o da poppa trattengono lo scafo da una delle estremità rallentandolo. Se uno scafo con equipaggio ridotto ha la necessità di ridurre o rallentare la velocità della propria barca, vuoi a causa delle pessime condizione meteo marine, vuoi per l’esigenza di riposare senza perdere il governo ed il controllo causato da un eccessivo scarroccio, deve necessariamente affidarsi a queste attrezzature. 
Una volta con il termine ancora galleggiante si indicavano indifferentemente entrambe le categorie, oggi invece si devono distinguere, perché le due attrezzature hanno scopo ed utilizzi differenti. 
Infatti con la spera si continua a governare la corsa della barca a favore del mare e vento in tempesta, mentre con un’ ancora galleggiante la barca si muove solo con uno scarroccio contenuto
Alcuni grandi navigatori hanno teorizzato diversi metodi per superare una tempesta mediante l’impiego di un’ancora galleggiante, mentre altri vivamente la sconsigliano preferendo usare solo le spere e continuare a governare la barca “frenata”. 
In realtà non ci sono soluzioni giuste o sbagliate e conviene tenere a bordo entrambi i sistemi di resistenza idrodinamica, dato che non si mai quello che può capitare in barca durante una tempesta.


I NAVIGATORI SOLITARI E IL “METTERSI ALLA CAPPA”
La navigazione in solitario comporta molti sforzi e prolungati periodi al timone. Questo problema fa aumentare i rischi se lo stato del mare peggiora e la stanchezza del timoniere si fa sentire. Per poter continuare la navigazione con una certa sicurezza talvolta si può adottare il metodo di “mettersi alla cappa”, che comporta l’assunzione di una andatura particolare, in attesa che il tempo migliori: ciò consente anche di poter riposare un po’(esiste anche una cappa "involontaria"). La cappa consiste nel posizionare la barca in modo tale da avere il mare al mascone, ossia con le onde a 45° rispetto all’asse longitudinale, con una forza propulsiva tale da mantenersi così, senza avanzare o quasi. In questa circostanza la barca tenderà a scarrocciare sottovento, lasciando sopravvento una zona relativamente tranquilla(zona di remora). I frangenti arriveranno così sulla barca avendo perso gran parte della loro forza. La cappa può essere assunta sia a secco di vele sia con una certa velatura, questo dipende chiaramente dal tipo di barca e dalle condizioni del mare.
Moitessier si metteva alla cappa con randa di mezzana e barra tutta sottovento, ma senza ancora galleggiante. Lo scarroccio in questo caso creerà remora sufficiente, ma avrà in alcuni casi l’inconveniente del mare al traverso.
 Jean Gau utilizzava per la cappa la trinchetta bordata piatta il più possibile nell’asse della barca; col diminuire del vento e mare sempre pericoloso issava randa di mezzana e sempre barra sottovento. L’ancora galleggiante anche per lui era di scarsa utilità, dato che la sua azione faceva percepire maggiormente i colpi dei marosi sull’imbarcazione, aumentandone la pericolosità.
L’armo a ketch predilige la cappa con la vela di mezzana, essa infatti è più piccola e più facile da manovrare; ma soprattutto con mare al mascone e centro velico appoppato la barca con barra sottovento risulterà protetta da una sufficiente remora.
L’armo a sloop predilige la cappa con trinchetta poiché risulterà problematico manovrare con solo la randa terzarolata durante la burrasca.
In ogni caso assumere la cappa sottoporrà il timone a sforzi che potranno essere diminuiti utilizzando un fissaggio della barra con cime elastiche.
Sempre valida la lezione di Bardiaux: “il risultato dipende dalla barca; alla cappa si deriva sempre nella direzione sbagliata, facendosi portare dalla tempesta”. Fuggire il cattivo tempo è sempre la soluzione migliore e Bardiaux preferiva mettersi al vento.
Tratto da Navis.it
Buon Vento.