lunedì 7 aprile 2014

Navigare bene di bolina


Spesso in navigazione la nostra meta si trova nella direzione da cui proviene il vento e per raggiungerla occorre navigare di  bolina, ma è proprio in questa andatura che è facile commettere errori che possono rallentarci molto.
Siamo sicuri di saper sempre gestire la navigazione di bolina al meglio delle possibilità della nostra barca?
Esistono alcune accortezze da seguire che ci permettono di ottimizzare la nostra navigazione, eccone alcune.



RIDURRE LO SBANDAMENTO
E' lo sbandamento, il vero problema durante la bolina. Uno sbandamento oltre i 20° riduce drasticamente le prestazioni di un’imbarcazione: se il vento sta aumentando e vi rendete conto che la barca è più inclinata del dovuto, dovete agire immediatamente sulle vele. Tesate il paterazzo, in modo da flettere l’albero e smagrire la randa, cazzate la base e lascate la scotta randa (e il carrello) per svergolarla, finché la stecca in alto non sarà parallela al boma. Dovete intervenire anche sul fiocco (si presuppone che ne abbiate armato uno a bassa sovrapposizione, visto il vento forte), tesandolo e svergolandolo sui profili più alti: cazzatelo bene e spostate il carrello verso poppa
Se non basta, dare una o anche due mani di terzaroli, rollare il fiocco (in caso di rollafiocco) o armarne uno più piccolo.



NAVIGARE CON L’ONDA AL MASCONE
Se stiamo navigando in bolina con onda proveniente dalla direzione del vento, le onde colpiscono lo scafo al mascone. Questo si traduce in un aumento dell’angolo di incidenza del vento apparente in un cosiddetto “effetto rollio”. Chi sta al timone, deve stare molto attento, alla prima distrazione, potrebbe inchiodare la barca che scarroccerà inesorabilmente. Occorre orzare salendo dolcemente sull’onda (il vento rinforza gradualmente dal cavo alla cresta) per poi poggiare lungo la discesa, guadagnando la velocità sufficiente per affrontare nuovamente la salita. Meglio operare anche sulla randa, cazzando la scotta sulla cresta e lascandola nel cavo.



VMG
Spesso si tende a privilegiare la velocità della barca alla VMG (Velocity Made Good), ovvero la proiezione della velocità sull’asse del vento. Questo non è un problema se, per raggiungere il punto stabilito, non dobbiamo virare, ma in caso di bordeggio dobbiamo considerare il guadagno reale. Per ottimizzare la nostra VMG dobbiamo conoscere bene i diagrammi polari della barca; troveremo facilmente il giusto compromesso tra angolo e passo qualunque siano le condizioni di vento e mare.



NAVIGAZIONE CON POCO VENTO
Con arie leggere in linea di massima abbiamo bisogno di vele grasse, almeno in fase di accelerazione. Una volta che la barca avrà acquisito velocità, l’aumento del vento apparente ci consentirà di appiattire un poco le vele guadagnando gradi di prua. In questo caso è bene svergolare la randa nella parte alta agendo sul carrello, che va tirato sopravvento rispetto alla linea mediana del trasto. Un buon riferimento da prendere è l’allineamento del boma rispetto alla proiezione al paterazzo, anche se alcune imbarcazioni forniscono prestazioni addirittura migliori se il boma è portato ancora più sopravvento.
In queste situazioni con poco vento, il genoa è in grado di fare la differenza in termini di prua e velocità. Occorre renderlo più grasso mollando il paterazzo ed eventualmente qualche centimetro di drizza e spostate il carrello verso prua in modo da diminuire lo svergolamento in alto. 
Importantissimo: seguite ogni calo o aumento di pressione cazzando e lascando le scotte del fiocco. Stesso discorso, in fatto di regolazione, vale per la randa.

Buon Vento.

1 commento:

lalla ha detto...

È una cosa davvero interessante :)